Laura Simonetta – Da grande

Uno stile unico, una scrittura emozionante. Ecco il gradito contributo di Laura Simonetta per il progetto Racconti in Cassetta.

Avevo guardato un’infinità di volte quella foto, ma quel giorno l’immagine m’inghiottì.

Sorridevo. Gli occhi, stretti in una linea sottile, erano contornati da piccoli raggi di sole e le sopracciglia disegnavano un arcobaleno perfetto. Sulle guance due fossette marcavano il sorriso che da solo occupava mezza faccia e tra le labbra denti bianchissimi spezzavano il vuoto di quelli mancanti. Le gote erano gonfie e il naso s’arricciava all’insù. Ero felice.

Chiusi gli occhi a rincorrere il ricordo e, come dietro una carta velina, l’immagine si specchiò nella memoria. Il ricordo prese vita.

Accanto a me c’era papà, teneva tra le mani un grosso cuscino che mamma arrotolava con la carta alluminio. Dalla parte opposta della stanza, mia sorella emetteva strani versi e saltellava a destra e sinistra come una pazza con la faccia tutta verde e mamma le urlava di stare attenta al divano. I miei occhi erano fissi sul soffitto, carichi di stupore, curiosi, e le gambe trepidavano come se stessi attendendo qualcosa d’importante. Ero zitta, bastava il mio sguardo a dialogare con la vita.

Il ricordo di quel giorno non si spinse più in là, ma sopravviveva agli anni in quella cornice sbiadita. Perché ero così felice?

«Maaa-mmaaaaaa?!» urlai aggirandomi per casa nel tentativo di scovarla.

«Eh!» disse da dietro una pila di biancheria.

«Quando ero piccola cosa avete fatto tu e papà con un cuscino, la carta stagnola e la faccia verde di Anna?!»

«…la faccia verde di Anna?!»

«Sì, dai… aveva tutto il viso dipinto di verde e faceva strani versi! …io ridevo, e tu e papà trafficavate con un cuscino e la stagn…»

«Aaah!» gli occhi le esplosero di luce «Volevi volare sulla luna! Costruivamo l’astronave e Anna era un aliena o, come diceva lei, un’alianna!»

Alianna?! L’astronave?! …ma certo! Era il mio sogno di bambina, desiderio di cosa avrei fatto “da grande”.

«Aspetta, aspetta…» schiarii la voce e guardai mia mamma indaffarata tra i panni, mi guardava con aria sconcertata. «Mamma, da grande farò la bambina argentata che va più su del cielo!» Pronunciai quella frase proprio come allora. Il cuore mi sorrise, e mia mamma con lui.

Sentii il respiro dell’impossibile ridare vita ai sogni. Da troppo tempo non accadeva, ma l’emozione fu la stessa di quel giorno perso nel passato. E ora ritrovato. La nostalgia per un semplice sorriso divenne prepotente, lo promisi a me stessa: da grande non avrei mai più perso la semplicità di essere felice. Ancora.

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