Sul capire le frasi il giorno dopo

Secondo voi è vero che ogni oggetto perso in mare torna a casa, dopo aver circumnavigato l’Africa? Un altro contributo per Racconti in Cassetta, un racconto anonimo dove il potere delle parole affiora in tutta la sua grandezza.

Era seduta sugli scalini fuori casa mia e teneva le mani tra le cosce per riscaldarle. Guardava terra.
“E tu chi sei” le chiesi.
Aveva le cuffie alle orecchie; non rispose; le toccai una gamba.
Il suo sguardo: “Ah sì, scusa, hai da fumare?”.
Mi spiegò d’essere di passaggio, di non preoccuparmi.
Giunti in coda alla sigaretta domandai cosa stesse ascoltando.
Si alzò, schiacciò la cicca buttata a terra e si congedò dubbiosa:
“Secondo te è vero che ogni oggetto perso torna a casa dopo aver circumnavigato l’Africa?” e mi lanciò una musicassetta con scritto a penna: Pan del Diavolo.
Quella notte il vento picchiò batticuore, così forte sulle imposte da pensare che gli avessi fatto qualcosa, che volesse proprio me.
Solo al canto della sveglia, al tramonto delle luci elettriche mi abbandonò lasciandomi nelle stanze un esercito di foglie.
Gialle Arancioni Marroni Rosse Porpora Nere Grigie Magenta
Senza chiedermi da dove fossero entrate, visto che alberi veri in zona non ce n’erano, col badile le accumulai nel prato sotto casa.
E li diedi fuoco.
Dalle fiamme salì uno scoppiettare come di conversazione, vociare di cenere, qual rumore di combustione che pareva parola, parola su parola.
Ascoltavo e non dicevo niente. Cercavo di capire quale lingua.
Era stato forse il vento della notte a portare tutto questo?
A portare queste frasi, queste lettere, queste domande che ora volavano filo nero di fumo sulla lavagna del cielo?
Stetti ore più ore per ore in quell’ascolto.
Quando mi si affiancò la sera, a guardare quello scempio, mi venne in mente la domanda della ragazza. E pensai che forse una frase non detta è una frase persa. E una frase persa, rubata dal vento giusto nel momento di uscir di bocca, dove va a finire?
Plana a filo d’acqua sugli oceani o sale in verticale l’Himalaya?
L’ultima foglia era un “sì” e quando la vidi svanire non mi ricordai più se avessi risposto alla domanda di quella ragazza.
Avevo bruciato tutte le parole mai dette.
Ed ora potevo andare a dormire in pace.

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