Stamattina mi son svegliato Dostoevskij… O forse sono fatto.

-Sono un uomo malato.

-Gabrié, che cazzo dici?

-Eh, che dico Antò, dico che sono un uomo malato, un uomo cattivo, un uomo sgradevole…

-Ancora con questa storia Gabrié, perché ti devi autocommiserare così ora, che hai fatto?
Hai di nuovo speso tutti i soldi di papà in erba? Dai, se vuoi ti presto 10 euro, tanto la spesa per questa settimana è fatta, di che vuoi preoccuparti? E poi sentire i tuoi “autoinsulti” la mattina appena sveglio mi fa pensare che non sono ancora andato a cagare e tra poco ho lezione.
Dunque riprenditi, che non mi va di uscire di casa sapendoti in questo stato.

-Eh Antò, che devo fare? Stamattina mi sono svegliato Dostoevskij

-Non vorrei allarmarti ma è la seconda volta questo mese

-È perché sto raggiungendo i quarantanni

-Tu ne hai VENTIDUE

-E sono ad un passo dai quaranta.
Sai, il primo libro che ho letto di Dostoevskij era “Memorie dal sottosuolo”, e sai qual’è stata la prima frase che ho letto mentre cercavo di capire il contenuto di quello strano libricino?!

-“Chi vive fino a quarant’anni?” Me l’hai già detto. Gabrié se l’erba ti prende così male  lasciala perdere per un periodo, poi appena ti riprendi piano piano la reintegri.
C’è un casino di gente che fa così, perché alle volte poi se fumi troppo ti vengono le paranoie.

-“Chi vive fino a quarant’anni? Ve lo dico io chi: gli sciocchi e i mascalzoni”.
Devo chiamare mamma.

-Ma che dici Ga! Se chiamassi mamma e le dicessi queste cazzate, la faresti morire di crepacuore, se poi lei lo dicesse a papà lui ti farebbe pure lobotomizzare.
Senti, ho letto anche io “Memorie dal sottosuolo”, e sì, è stato un po’ angosciante, poi la roba dei quarant’anni, uno strazio, ma alla fine è un libro, un bellissimo libro sì, ma non è stata mica sempre così cupa l’esistenza di Dostoevskij.
E poi, se ricordi bene, lui nel libro dice pure che vivrà più di quarant’anni. Inoltre, lo dice il personaggio del libro, nemmeno lui stesso.

-Ma se l’ha scritto lui, l’ha pensato e detto lui no?! E mica son scemo io, e poi ho sempre pensato di voler morire prima dei quarant’anni, la vita comincia ad essere noiosa verso quell’età.

-Mah, però c’è quella metafora sullo sfondare il muro, quella in cui dice “Non sfonderò quel muro a testate, se veramente non avrò le forze per farlo, ma neppure mi ci rassegnerò solo perché ho davanti un muro di pietra e non mi sono bastate le forze”.
Vedi, collegato al fatto che poi dice che vivrà oltre i quarant’anni, questo vuol dire…

-Che voleva morire prendendo a testate un muro, chiaro. Io stamattina in preda all’ansia ho sbattuto la testa al muro, vedi? Anche a me piace prendere a testate le pareti… Avevo ragione, stamattina mi sono svegliato Dostoevskij, o magari sono la sua reincarnazione e me ne sono accorto solo ora.

-O magari sei un’idiota, e se stai per fare qualche altro riferimento letterario non intendo il suo romanzo “L’Idiota” brutto cretino.
Mi stai facendo perdere la lezione perciò ti dirò un cosa: TU NON SEI DOSTOEVSKIJ, SEI MIO FRATELLO, GABRIELE, UN FATTONE DI VENTIDUE ANNI CHE S’INVENTA STRONZATE COME CREDERSI DOSTOEVSKIJ PUR DI SALTARE LA LEZIONE DI DIRITTO PRIVATO!
Allora, vuoi muoverlo ora quel culo?

-E va bene, ora mi preparo, fammi solo chiamare mamma

-No, tu alla mamma per questa cavolata non la chiami!

-E invece sì!
Le devo chiedere altri soldi per la settimana…

 

Giulia Rizzo

 

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