Di Germano che venne intrappolato in una tela nera

Vi piace scrivere? Vi piace solo il pensiero di poter scrivere e di non dover stare più alle decisioni che qualche altro autore ha preso per la storia che avete sotto gli occhi? Allora mettetevi alla prova, spogliatevi delle vesti della vergogna, dell’indecisione e fate un salto nell’arena online de La Tela Nera. Non siete convinti? Allora lasciate che vi racconti la storia di Germano.

Nei tempi in cui il web era ormai sceso alla portata di ogni plebeo, stava al mondo Germano. Uomo di mezz’età, Germano aveva passato gran parte del suo tempo rinchiuso in un ufficio comunale, a sognar altre vite, diverse ed estremamente più eccitanti della sua. A chi gli si presentava fuori dall’orario di lavoro, decantava: “Piacere, Germano, scrittore”. Non che avesse mai buttato su carta qualcosa di concreto, a parte pensieri tristi, specchio di un’esistenza apatica. Aveva scritto qualche racconto e qualche poesia, sì, pensava anche fossero dei grandi capolavori dal momento che ogni volta che li rileggeva del ghiaccio gli sigillava la schiena e dei lacrimoni facevano capolino sul suo viso. Inoltre, le poche cose che aveva fatto leggere ai fratelli e alla mamma, settantenne malata di Jessica Fletcher, avevano suscitato grandi emozioni.

Sì, Germano credeva tanto nelle sue doti da amanuense.

Fu così, per caso, mentre cazzeggiava sul web durante l’orario di lavoro, che si imbatté in un forum di aspiranti scrittori, frequentato da persone alla ricerca di pareri, consigli per crescere nel campo della scrittura. Germano sentì un fuoco crescere dentro di sé, forse alla veneranda età di cinquant’anni la vita poteva ancora riservargli delle sorprese, pensò di aver trovato il suo ruolo nella società: formare giovani scrittori mettendo a disposizione tutte le sue capacità e conoscenze. Fu così che Germano cadde mani e piedi su La Tela Nera.

Germano scelse Mosconi, come nickname sul forum. Come una mosca, si voleva posare sulla merda prodotta dagli aspiranti scrittori in erba, trasformandola da rifiuto umano a manna pronta a cibare le menti dei lettori.

Eppure, ben presto, non appena si iscrisse al primo contest organizzato dal forum, le sue mire altruistiche vennero meno, sommerse dalla voglia di gloria, dalla smania di leggere le lodi al suo primo vero racconto pubblico: Le incredibili avventure di John Mayer.

I commenti al suo racconto furono chiari, rivoluzionari.

Ciao, Mosconi, nel tuo racconto si notano delle buone idee, ma la scrittura è colma di refusi, errori banali che si affiancano a una storia sconclusionata, non si capisce la trama e inoltre…

e poi quei dialoghi, le caporali non si possono usare a caso, altrimenti il lettore non capisce quando inizia o finisce una battuta…

e poi non puoi cambiare il punto di vista del narratore ogni volta che mandi un a capo. Il lettore è disorientato, non sa a chi prestare ascolto, è confuso. Ho dovuto rileggere più volte la tua storia per avere la minima idea di chi potesse essere questo John Mayer.

Così, un Germano skannato e macellato, si accorse di non essere uno scrittore più utile di una mosca schiacciata e spolpata dall’impeto di cento penne. Ma al contrario di un insetto, trovò dentro di sé la forza di non morire, di non gettare la spugna, di non abbandonare la sua passione. Fece tesoro dei commenti ricevuti, prima visti come schiaffi, sputi, insulti, poi riconosciuti come quella manna dal cielo che lui stesso voleva produrre.

Oggi, Germano scrive con regolarità, non ha mai pubblicato Le avventure di John Mayer, eppure non smette di citare quella sua debacle ogni volta che qualcuno gli chiede un autografo sulla prima pagina del suo nuovo romanzo. Allora, ancora emozionato dal traguardo raggiunto, impugna la penna e trasferisce su carta il nome con il quale il mondo lo conosce: Germano Mosconi.

 

A.A.A. Il presente contributo, pur ispirandosi a fatti realmente accaduti, è frutto dell’immaginazione dell’autore, Filippo Puddu.

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