Orwell al Grande Fratello Pt2

“Tutto svaniva nella nebbia. Il passato veniva cancellato, la cancellazione dimenticata, e la menzogna diventava verità. ”

 

“Gradisce da bere signore?”

Il povero Orwell, ancora scioccato dalla visione dell’Occhio del Grande Fratello, si era rifugiato in una tavola calda non abbastanza lontana da impedirgli il ritorno repentino di quell’immagine proprio alle sue spalle.
La sua mente, offuscata ed indifesa continuava a riempirsi di domande sul motivo del suo ritorno sul mondo dei vivi, ma anche sulla tragica fine della Festa Della Piñata organizzata dal medesimo nell’al di là.
Ad ogni modo, tra tutte le questioni che ammorbavano il povero scrittore, una in particolare continuava a non dargli tregua, facendogli fumare il cranio come una locomotiva impazzita: perché, tra tutte le persone che cercava di avvisare sui pericoli del Grande Fratello, nessuno capiva anche solo una parola della sua lingua?
In realtà alla gente poco importava di ciò che poteva dire un “uomo che assomiglia un casino ad Orwell”, ma soprattutto il malcapitato non aveva ancora capito di essere stato “risputato” proprio a Roma, la città dai mille volti.

“I’ll take a cup of tea, thanks”
Orwell continuava nervosamente a guardarsi le spalle quando, dall’altra parte del bancone una figura esile attirava la sua attenzione. Un libro nascondeva severamente il volto della giovane ragazza, lasciando intravedere allo scrittore un solo dettaglio: 1984.

“Fra, guarda che il signore ha chiesto una tazza di tè, quando imparerai un briciolo d’inglese, per Dio?!
Sorry Sir, but we are in Italy and lot of Italian don’t know how to speak English because they are lazy.
You know, you are identical to George Orwell, I’m Sara, nice to meet you.”
Al suono di quelle parole, l’animo dello scrittore riprendeva velocemente vigore, mentre le sue mani tenevano già in mano il libro della ragazza.
Stringendo forte a sé 1984 Orwell veniva pervaso da un’irrefrenabile voglia di raccontare la sua tragica storia a Sara, che nel frattempo sorseggiava il suo caffè attendendo il racconto.  Così i due presero a raccontarsi  per ore: l’infanzia di Sara trascorsa in campagna, quella di Orwell vissuta in India, le giornate senza cibo dello scrittore ed i suoi scritti tra cui Senza un soldo a Parigi e Londra del 1933, e ancora, il ricordo vivido nella mente di Orwell di sua moglie Eileen O’Shaughnessy  e la loro fuga da Barcellona a causa dell’attivismo politico di lui, poi l’adozione di suo figlio ed il secondo matrimonio, per finire tragicamente con il racconto della sua morte e la maldestra resurrezione ad opera di due ragazzini.
Venne fuori perfino tutta la rabbia che portò Eric Arthur Blair , questo era il vero nome di Orwell, a scrivere 1984, e la sua paura verso i regimi autoritari.

C’era solo una pecca in tutta questa bella discussione: Sara non credeva minimamente alle parole dello scrittore, che veniva maldestramente sostituito nella sua testa con l’immagine di un pazzo vagabondo, ed il povero Orwell l’aveva capito. Come Winston, il protagonista di 1984, si rendeva conto del fatto che il passato non è modificabile, ma se non si hanno le prove certe di questo, riscrivere la storia è un gioco da ragazzi. Era proprio in questo modo che il Grande Fratello ed il Partito godevano della fiducia dei loro “cittadini”, cancellando il passato e riscrivendo il presente.
Non c’era via di scampo, Orwell non poteva raccontare nulla che internet non avesse già raccontato al mondo intero, e ciò che non aveva ancora rivelato non era comunque una prova. Non restava altro che prendere una seria decisione: questo Grande Fratello del presente doveva essere sconfitto dall’interno.

Non finisce qui…

 

 

Giulia Rizzo

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