George Orwell al Grande Fratello. Capitolo finale.

“Allora, ben arrivato, guarda in camera e quando ti do il segnale…”

“Portatemi subito al Grande Fratello.”

“Sì, ok ma prima guarda in camera e dicci nome, cognome, da dove vieni e perché vuoi partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello.”

“Mi chiamo George Orwell, sono inglese, nato in India ma cittadino del mondo”

Orwell cominciava ad infastidirsi. Comprendeva chiaramente il motivo di quelle domande, il Grande Fratello aveva paura di un qualche attentato da parte dell’Eurasia, ma non capiva il motivo per il quale i cameraman gli ridevano pesantemente in faccia.
Ad ogni modo non poteva assolutamente dire che voleva distruggere il GF, altrimenti la Psicopolizia lo avrebbe trovato ed ucciso all’istante.

Gli eventi accaduti al povero autore avevano innescato in lui un cortocircuito che lo stava lentamente portando alla pazzia. Credeva di essere entrato dentro 1984, oppure ancora si era convinto che questo nuovo presente storico si era realizzato ispirandosi al suo libro il che, a parer suo, era ancora più terribile della prima ipotesi.

“Allora George… No, non ce la faccio, questa è da mandare a Mai Dire Grande Fratello! Cioè Marco, vai a chiamare il direttore, deve assolutamente venire a vedere… Digli che c’è un tizio che dice di essere George Orwell ai provini e digli che è identico al vero Orwell.
Allora, parli bene l’italiano per essere arrivato in Italia… Quando sei arrivato in Italia?”

“Sono arrivato in Italia tre settimane fa, poi ho conosciuto Sara, una ragazza che mi ha insegnato qualche parola in italiano, poi ho letto libri”

“Bravo il nostro Orwell, ora guarda in camera e rispondi alla mia domanda: perché vuoi entrare a far parte del cast del Grande Fratello?”

George era nel pallone, il suo pomo d’Adamo tentava di sparire al di sotto del colletto, mentre la salivazione si faceva più intensa. Non sapeva cosa rispondere e questo lo innervosiva ancora di più, ma vedendo l’espressione amichevole del cameraman e del nuovo arrivato direttore, l’autore si sentiva quasi rassicurato. Pensava che se avesse detto la verità avrebbe dato vita alla vera Rivoluzione, e che magari questi omuncoli in realtà erano dalla sua parte.
Beh, non era così.
La troupe televisiva si stava semplicemente prendendo gioco di lui, come aveva fatto anche Sara quando Orwell le raccontò la sua storia.

Ormai era troppo tardi, l’autore era già partito con la sua solita tarantella sul Grande Fratello e i suoi pericoli.

“Voglio entrare in contatto con il Grande Fratello per ucciderlo, e voi non potrete fermare la Rivoluzione perciò unitevi a me amici, insieme sconfiggeremo questo mostro!
Le persone devono vivere la loro vita, e non essere riprese 24 ore su 24. Chi vorrebbe stare così al centro dell’attenzione? Chi vorrebbe stare piantato su una poltrona a fissare persone che sanno di essere fissate? E chi mai…”

“Allora, inizia a calmarti Orwell de sto cazzo.”
Il direttore, fino a quel momento silenzioso, aveva preso parola per demolire lo spirito combattivo del povero autore.
“Allora: punto primo, ma dove vivi?! La gente non vede l’ora di spalmarsi sul divano a farsi un po’ di cazzi di persone comuni! Secondo, il Grande Fratello non si uccide, non è una persona, ma un’insieme di persone che vogliono essere riprese 24 su 24.
Punto terzo…”

Ma Orwell già non ascoltava più. Possibile che davvero, nel presente, la gente moriva dalla voglia di essere spiata? Da dove nasceva tutto questo egocentrismo? E perché tutte le persone che aveva incontrato fino a quel momento gli avevano chiesto di fare un selfie con delle scatoline che a quanto pare erano i nuovi telefoni del presente?
Ma soprattutto… COSA CAZZO ERA UN SELFIE? E perché la gente non si staccava un secondo dai telefoni del presente?

“Punto terzo, ma lei lo sa quanti ascolti ci siamo fatti con la gente che voleva farsi i cazzi degli altri ma soprattutto con chi voleva apparire in TV come concorrente del GF?
Roba da pazzi, noi facciamo i soldi, e lei ci sputa sopra così, fanculo, buttate fuori questo demente.”

Pareva quasi che Orwell prendesse fuoco, mentre in preda al suo più lucido delirio cominciava ad urlare la sua rabbia a chissà quale cielo.

“Ma allora è questo il presente? Un mare di persone annoiate che vogliono apparire, essere riprese e seguite solo per i soldi? Io scrivevo in 1984 di un mondo terribile e invece mi sono ritrovato nel suo contrario più assurdo! Maledetti quei cazzo di ragazzini che mi hanno riportato in questo mondo del cavolo, ma porco”

“Signor Orwell ma con chi sta parlando?
Ad ogni modo se ne vada, la sua occasione di entrare nella casa del Grande Fratello è sfumata nel nulla, però…”

“Ma chi ci vuole entrare in quella dannata casa!”
Orwell era ormai fuori controllo, bastava solo una scintilla per far fiorire in lui l’ultimo pensiero folle della giornata.

“Però prima facciamoci un selfie che poi lo mandiamo in diretta, lei è uguale ad Orwell lo sa?!”

Ecco. L’ultimo pensiero folle della giornata: il suicidio.

“COSA CAZZO È UN SELFIE?!” Queste le ultime parole di Orwell, che stremato dall’assurdo si sparò alla tempia con la stessa pistola con cui avrebbe voluto uccidere il Grande Fratello.
Che possa riposare nuovamente in pace.

 

Giulia Rizzo

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