Ecco l’ho trovata

Ogni venerdì sera perdo i bottoni della memoria, così la camicia si apre su un presente sdrucito. E dire che faccio il sarto.

Matilde un pomeriggio di gennaio si mise gli zoccoli, i pantaloni da pascià beige e una maglietta verde con la decisione di conoscermi a fiocco. Aveva la sciarpa, il cappotto e qualcos’altro oltre al suo volteggiare. Entrò nel mio negozio solo per vedermi. Portavo il metro al collo e gli occhiali al naso. Disse che era buffo un uomo dietro la macchina da cucire. Io immaginai il suo uomo dietro al banco della carne.
Un giorno arrivò scossa. Mi chiese una cerniera precisando colore, lunghezza e uso. Le risposi che non ne avevo da applicare alla pelle umana. Non ne avevo mai sentito parlare e dubitavo della loro esistenza. Quando la vidi, triste, uscire dalla porta senza salutare, capii che non stava parlando per metafora.

Chi mai può rispondere a un “siamo chiusi” con “sì, dentro a un armadio sull’orlo di un precipizio”? Aprii la porta, non l’abbracciai. Lei mi consegnò una laurea in lettere, il primo affitto da pagare e un biglietto del treno. Erano passati tre anni. “Quando avrò una figlia la chiamerò Ciliegia. E Vino suo fratello”. Le risposte, rapide e franche, erano come i suoi capelli. “Non ti mangi più la pelle sotto alle unghie, vero?” – una lieve agitazione si posò sui lobi degli orecchi. In mezzo alle stoffe strasse un “sono stanca di un cuore che batte, ne voglio uno che giri! In senso antiorario! A cerchi concentrici, che ne dici?”. Io risi e buttai la sigaretta
sul posa benzina in salotto
La notte mi svegliai di soprassalto. Avevo sognato Matilde ed il suo cuore girevole. Prendeva velocità fino a staccarsi e roteare per il corpo. Cercava una via d’uscita ma non la trovava. Ogni volta che sbatteva contro la pelle, lasciava una lieve sporgenza. Presi il telefono preoccupato ma non avevo il numero. Tornai a letto, l’avrei cercata al partito la mattina seguente.
Dormii tutto l’inverno.
Il 21 marzo si presentò da me con un vaso e il corpo segnato da tantissime lineette nere. Le chiesi cosa fossero, mi rispose dei tatuaggi tribali fatti nella giungla. Un pullman di clienti si frappose tra noi. Mi disse “devo andare. La cerniera?”. Afferrai la prima cosa che vidi nel ripostiglio, mi girai e lei? Scomparsa. Presi il libro di magia, chiusi gli occhi e … scomparii anch’io!

Ora non so dove mi trovo. Esisto solo in quanto racconto. La mia vita immobile si sblocca sono nei tuoi occhi. Dimmi, sei tu Matilde? Se sì, la cerniera che cercavi…

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