Intervista nel vento con Murubutu

Dal fondo soffiano parole e musica, ma sopra di me solo un vento che sposta il fumo in un turbine. È in momenti come questo che mi accorgo di essere veramente basso, immerso nella calca del concerto, in Continente, lontano dai miei simili. Bombardano dal palco, lanciano bombe a mano in rima con schegge che non mi colpiscono, protetto da un muro di schiene e puzza di sudore. Vengo rimbalzato da un braccio all’altro, calpesto piedi e caviglie, in balia delle circostanze come un foglia d’autunno. Allora decido di sfruttare la mia statura. Mi scolo la birra, distruggo la plastica ballando il ballo del mattone. Sgomito nell’indifferenza delle braccia al vento, danzo tra i pertugi, raggiungo il palco. Là, Murubutu mi sputa le canzoni in faccia. Son venuto per questo, ma non mi basta. Mi arrampico sul palco e gli sfilo il microfono dalle mani. Sfrutto il suo stupore. Prima che reagisca, bastonandomi a dovere, gli ripianto il microfono in bocca e lo intervisto. La folla tace. Io sto in punta di piedi.

Ciao, Alessio! Presentati a quei lettori di Lèzere che ancora non ti conoscono.

Sono Alessio Mariani, in arte Murubutu. Principalmente faccio l’insegnante, una mia passione è quella del Rap. Sono innamorato dell’Hip Hop da anni, mi piace dargli una curvatura di tipo cantautorale, quindi mi considero come un cantastorie contemporaneo.

Non a caso, Murubutu è famoso nell’ambiente Rap per questa “curvatura”. In sostanza hai inserito lo storytelling nel Rap, perché?

Perché il Rap ha la peculiarità di essere un mezzo estremamente efficace e diretto, per altro caratterizzato da un vitalismo che nel cantautorato attuale non si ravvisa più. È mezzo ideale per raccontare delle storie perché ha a disposizione molte più parole, un’espressività più diretta e quindi, da un punto di vista narratologico, è un mezzo ideale.

Come arrivi a costruire una canzone? Penso anche alla diversità che può intercorrere tra un pezzo storico, come Lepanto, o a uno che racconta una storia attuale, veritiera, come Grecale.

Nascono o da storie che ho raccolto sul territorio o dalla lettura di testi, di saggi, oppure sono inventate di sana pianta. Però, solitamente, partono sempre da degli input: l’ascolto e la lettura di storie. Dopo di che, individuo una base che sia adeguata a esprimere il contesto musicale per le storie che voglio raccontare. Tutto si sviluppa a partire da questo connubio.

Le tue creazioni sono state definite da “letteratu-rap” a “rap-conti”. Che pensi di queste definizioni?

Secondo me sono abbastanza coerenti come definizioni, nel senso che i rap-conti sono letteratura, quindi uno ricade nell’altro.

Quindi affermi che con la tua musica fai letteratura?

Mah, non dovrei dirlo io. A me piace come definizione. Però non sono io che devo dire che faccio letteratura, a cui assegno una funzione e un profilo piuttosto elevato. Sicuramente scrivo rap-conti perché sono racconti rappati, questo sì.

A questo proposito: pensi che la tua musica possa avvicinare alla lettura?

Beh, il mio scopo è questo: dare degli input per avvicinare sopratutto i giovani, che sono i più grandi fruitori di musica Rap, non solo alla narrativa, ma anche alla saggistica e alla manualistica.

Quanto è importante la lettura per Murubutu e quanto è importante per Alessio Mariani?

Per entrambe le persone tantissimo. Nel senso che per Alessio Mariani è fondamentale, io sono un grande lettore, anche se lento, però sono un mulo: non mi stanco mai di leggere per cui leggo tantissimo. Per Murubutu è fondamentale perché traggo tantissima ispirazione dalla narrativa.

Qualche tuo scrittore preferito?

Sicuramente Zola.

Tu sei un professore e lavori a stretto contatto con i ragazzi delle superiori. È un’età molto delicata per la lettura, molti ragazzi, che magari han letto durante la loro infanzia, sono propensi ad abbandonare la lettura in questa età. I tuoi alunni leggono?

Eh, mi piacerebbe che lo facessero. Io in realtà non insegno italiano quindi non è che ho esattamente il polso su quelle che sono le loro letture. In linea di massima in molti mi dicono che leggono, sarà poi vero? [Risate, nda.]

No, ce n’è una percentuale che legge, anche perché io sono al liceo e al liceo c’è una densità maggiore di studenti lettori rispetto ad altre scuole. In buona parte so che leggono, sì.

Diverse persone attive nel mondo del libro, ma sopratutto scrittori, indicano come causa del basso tasso di lettura in Italia l’apparato scolastico. Ovvero, affermano che imporre la lettura agli alunni gli faccia solo allontanare dal piacere di leggere e, non solo, puntano il dito contro i grandi classici, consigliando letture più contemporanee. Tu appartieni all’ambiente scolastico, pensi che abbiano ragione?

In realtà questa rivendicazione è un “grande classico” a sua volta. Nel senso che tutte le generazioni di studenti hanno rivendicato una necessità di letture contemporanee rispetto ai grandi classici. Però, secondo me, c’è un ragionamento da fare: se si studiano i grandi classici un motivo c’è, non è una cosa calata dall’alto e basta. In secondo luogo gli insegnanti, che io sappia, nella stragrande maggioranza dei casi, danno anche dei consigli bibliografici sulla contemporaneità. Quindi se lo studente vuole, può leggere e seguire i consigli bibliografici sulla letteratura contemporanea.

Lo studio dei classici solitamente è fondamentale perché si ritengono siano le basi dello sviluppo della letteratura. Poi spesso si rivelano semi che non fioriscono subito ma che poi fioriscono. Un esempio di questi, per quanto mi riguarda, è il Verga. Il Verga viene studiato a scuola e forse odiato o snobbato, poi lo si riscopre da più grandi e ci si accorge che è veramente un autore prezioso; io poi, che sono un amante del naturalismo, quando l’ho riscoperto, ho trovato davvero una miniera in lui, a me Verga piace tantissimo.

A.A.A. Attenzione, amici lettori. La parte introduttiva è frutto della fantasia dell’autore dell’intervista, che sarei io (sì quello sardo e basso!). Non ho intervistato Murubutu interrompendo un suo concerto, l’ho conosciuto in una simile bolgia, ma poi l’ho contattato telefonicamente. Sì, malfidati, questa intervista è del tutto autentica! Non solo, Lèzere collabora tutt’ora con l’artista per la prima edizione di Racconti in Concerto: Racconti che viaggiano nel Vento. Seguite Murubutu in tour e vi sarà regalato un racconto.

Così vi saluto

Filippo Puddu

Un pensiero riguardo “Intervista nel vento con Murubutu

Lascia un commento