A principio dell’arte – Escher

L’arte è difficile da spiegare a parole, eppure se questa incontra la letteratura può nascere una collaborazione che ci permette di trovare la chiave per accedere nel suo intimo e, forse, comprenderla. È quello che cerca di fare Giovanni Tartaglia con i suoi racconti: oggi iniziamo con Hand with Reflecting Sphere di M.C. Escher.

 

 

Il rintocco dell’orologio a pendolo era asfissiante, batteva a ritmo del cuore, Maurits era nervoso. Rinchiuso in quella piccola stanza da ore, fissava il tavolino su cui era posato un vecchio libro in francese, che amava rileggere, quando era annoiato.

Dal momento in cui aveva messo piede sul pavimento, dopo essersi alzato dal letto, quella mattina, aveva iniziato a pensare. Non lo aveva mai fatto così intensamente, nemmeno durante i primi giorni del suo pensionamento.

Non si era mai ritrovato seduto su quel divano senza sapere che fare, senza aver nessuna voglia di trovarsi un motivo per passare la giornata. Il suo studio era tutto quello che rimaneva della sua esistenza, una libreria maestosa di cui ricordava di aver letto solo alcuni libri, una scrivania, una macchina da scrivere.

 

 

“Chi sono io?”

Ebbe improvvisamente la necessità di porsi quella domanda: “Chi sono io? E che ci faccio qui?” – aveva passato la vita lavorando, amando la stessa donna per anni, poi guardando crescere sua figlia. Aveva passato la vita immaginandosi un futuro roseo, idilliaco, e quando si era reso conto di essere vecchio (proprio quel pomeriggio) l’unica cosa che gli sovveniva alla mente, era proprio quella domanda. Si alzò, e corse istintivamente alla scrivania, ove era posata una sfera di vetro, grande come un pugno, che sua moglie gli aveva regalato per i sessant’anni. Un regalo insolito, in effetti.

 

 

Prese la sfera nel palmo della mano, sollevandola verso l’alto e fissando il riflesso che essa offriva: era invecchiato. Una stempiatura gli attraversava il cranio, divideva i capelli grigi e pagliosi, aveva la barba (perché sua moglie preferiva così) e una giacca marrone. Era un uomo come tanti, qualcuno avrebbe detto di cultura, un uomo che dalla vita aveva avuto tutto, ed era proprio quello il problema.

Aveva così poco da offrire la vita? Dopo anni di onorato servizio, quello che riceveva in cambio era un’immagine deforme su una palla di cristallo, uno sguardo vacuo in uno studio vuoto.

 

 

Giovanni Tartaglia

 

 

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