Libri per chi non ha tempo di leggere – Flatlandia

Io vorrei anche leggere, ma non ho mai tempo”: se questa frase vi rappresenta, avete tutta la mia comprensione. La vita è piena di impegni, il tempo libero è poco e magari in parte volete anche dedicarlo ad amici e famiglia. Chissà, forse c’è stato un tempo in cui leggevate libri da mille pagine come se niente fosse, ma adesso stentate a credere che sia successo davvero. Oppure siete sempre stati lettori occasionali, ma un po’ vi dispiace e vorreste rimediare.

Per tutti voi, ma anche per quelli che semplicemente non hanno voglia di portarsi il tomo di mille pagine in treno o in metropolitana, c’è una buona notizia: il mondo è pieno di libri allo stesso tempo brevi e interessanti. Tra questi, Flatlandia.

 

Di cosa stiamo parlando: Flatlandia – Racconto fantastico a più dimensioni fu scritto da Edwin A. Abbott nel 1884. L’autore, famoso ai contemporanei per opere di saggistica e manuali scolastici, si affaccia al mondo della narrativa prendendo spunto da un concetto formalizzato appena trent’anni prima dal matematico tedesco Bernhard Riemann: quello dello spazio a più di tre dimensioni.

Il lettore si trova così trasportato a Flatlandia, un mondo a sole due dimensioni, abitato da triangoli, quadrati e ogni altro tipo di figure piane. Quando una sfera appare ad annunciare l’esistenza di una terza dimensione, per il protagonista (un rispettabile quadrato della classe media) si tratta di una rivelazione di qualcosa che va oltre i suoi sensi, inizialmente impossibile da comprendere.

La chiave di lettura è suggerita dal protagonista stesso: nello stesso modo in cui lui, essere a due dimensioni, ha potuto intuire l’esistenza di una terza, così è possibile per noi, abitanti dello spazio a tre dimensioni, immaginare cosa vorrebbe dire venire a contatto con esseri che vivono in quattro o più dimensioni (intese come dimensioni spaziali, qui l’idea di tempo come quarta dimensione non c’entra nulla).

Flatlandia è però molto più che una semplice opera di divulgazione scientifica: la prima parte, in cui viene presentato uno spaccato della società a due dimensioni, si può inserire nel genere distopico, oltre a lasciare intravedere critiche alla società vittoriana contemporanea all’autore, soprattutto quando si parla del trattamento riservato a donne e classi inferiori.

Interessanti sono anche le riflessioni suggerite dall’opera: il concetto di dimensioni superiori non è infatti sviluppato come mera questione accademica, ma diventa uno spunto per parlare di cosa voglia dire ampliare i propri orizzonti, la differenza tra vivere in un mondo ristretto e prendere consapevolezza che c’è qualcosa oltre la nostra piccola realtà.

È il libro giusto per voi se: avete voglia di riflessioni interessanti e di confrontarvi con concetti non banali. Non preoccupatevi se a scuola avevate pessimi voti in geometria: i concetti sono spiegati sempre in modo semplice e intuitivo, tutto quello che è richiesto al lettore è un piccolo sforzo nell’aprire la mente.

Probabilmente non fa per voi se: detto senza giri di parole, il libro è interessante, ma non è avvincente. La trama è minima, perché non è quello che interessa all’autore, ma se invece interessa a voi non è questo il libro che volete leggere.

Conclusione: A più di un secolo dalla pubblicazione, Flatlandia ha perso forse un po’ della sua forza dal lato della critica sociale, ma rimane sempre un ottimo libro per ampliare i propri orizzonti, oltre ad avere la capacità di rendere intuitivi e alla portata di tutti concetti di matematica avanzata.

 

Viviana Tenga

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