Intervista dai Minuti Contati con Maurizio Bertino

Sulle pagine di Lèzere abbiamo parlato diverse volte del sito di scrittura Minuti Contati e diversi racconti nati nei contest lì organizzati sono stati accolti anche da noi. Oggi ospitiamo Maurizio Bertino, una delle persone che ha contribuito a dare nuova linfa al brand Minuti Contati, nato diversi anni fa in un contesto underground.

 

Ciao, Maurizio, presentati ai nostri lettori.

 

Ciao a tutti. Ho tante passioni che cerco di svolgere nel tempo libero e Minuti Contati, al momento, è quella cui mi sto dedicando con maggiore costanza, del resto c’è un mondo (quello di MC, appunto) da fare crescere il più possibile e la sfida è entusiasmante. Certo, per farlo bene ci vorrebbe MOOOLTO più tempo, ma si deve pur mangiare, no? Quindi giù di lavatrici e telefoni cellulari (ho un negozio di elettrodomestici).

 

Parlaci di Minuti Contati, della sua storia, della sua nuova vita.

 

Minuti Contati è un contest di narrativa online nato nell’ormai lontano 2009 grazie all’idea di Daniele Picciuti e ospitato per le sue prime venticinque edizioni sul forum di Edizioni XII, spostato per le successive trentasette sul Forum di Nero Café e infine traslocato nel sito www.minuticontati.com dove a giugno taglierà il traguardo delle sue prime cento edizioni.

Due parole veloci per descriverlo: il terzo lunedì del mese gli autori che desiderano partecipare si connettono sul forum dove, alle 21 esatte, viene svelato il tema proposto dalla guest star del mese (abbiamo avuto, tra gli altri, Dario Tonani, Barbara Baraldi, Matteo Strukul, Lorenzo Marone, Silvio Sosio, Luca Tarenzi, Livio Gamberini, Walter Lazzarin e tantissimi altri autori ed esponenti dell’editoria italiana). Una volta scoperto il tema, si hanno quattro ore di tempo per scrivere e postare un racconto e nei giorni seguenti, divisi in gruppi, gli autori vengono chiamati a leggere, commentare e classificare i racconti di un altro gruppo. Alla fine, i migliori di ogni raggruppamento accedono alla finale dove vengono letti, commentati e classificati, in quella che sarà la classifica finale dell’edizione, direttamente dalla guest star. Ma la nuova vita di Minuti Contati non include solo il contest principe, bensì tutta una serie di altre proposte (Camaleonte, La sfida a…, il Laboratorio e varie altre iniziative). I migliori racconti finiscono in Vetrina (il sito) e stiamo anche preparando un’app. Vi assicuro che la mole di lavoro è notevole e al momento il team, oltre che dal sottoscritto, è composto da Francesco Nucera, Massimiliano Enrico e Roberto Romanelli. Abbiamo anche diversi collaboratori tra cui non posso non citare Alberto Della Rossa. E neppure posso dimenticare Beppe Roncari e Gianfranca Gastaldi, che facevano parte dell’original team e le cui strade, al momento, li hanno portati lontani dalla prima linea, ma chissà per il futuro.

 

Tutti possono diventare dei bravi scrittori, quel che serve è l’impegno, la costanza, l’umiltà, il confronto. Questa sembra la filosofia alla base del vostro progetto. Quanto può essere importante per un aspirante scrittore partecipare alle vostre iniziative e quali evoluzioni hai notato, se ci sono state, negli utenti che ormai da tempo affollano le vostre pagine?

 

La definizione “aspirante scrittore” è rischiosa perché è difficile definire chi possa fregiarsi del puro appellativo di scrittore. Quali sono i parametri da tenere in conto per definire chi è scrittore e chi no? Il guadagno? Pochi in Italia potrebbero, a questo punto, definirsi scrittori. L’abilità e il talento? Però, così, si entra nell’ambito della soggettività. La passione? Ecco, forse questa. Si è scrittori se si vuole scrivere, poi c’è chi lo fa a livello più amatoriale e chi ci si butta anima e corpo. C’è chi riesce a fare “suonare” meglio il concerto delle proprie parole e chi deve affinare le proprie note. Ma torniamo alla domanda: a chi lo consiglierei? A tutti. Minuti Contati non è un concorso, ma un esercizio. Nella sua prima fase ti mette nella necessità di scrivere entro dei limiti: diciamolo chiaro, se vuoi scrivere devi anche essere in grado di farlo per committenza e il tema, il tempo e il numero di caratteri definito sono parametri entro cui più riesci a muoverti più impari a esprimerti con libertà. Ma questo discorso va ampliato anche oltre la committenza. Tutti abbiamo grandi idee, ma la difficoltà sta poi nel metterle su carta (ormai digitale, ma vabbeh). Se non impariamo a definirle e a dare loro una forma, allora potremo anche essere dei geni (con le idee), ma tali rimarranno sempre. E no, non vale andare da uno e dirgli “ehi, ho un’idea che spacca, scrivimela”. No, quell’idea spaccherà solo se sarai tu a trovare il modo per darle la giusta forma mettendoci dentro il tuo valore aggiunto. Quindi la fase di scrittura serve, sempre, a prescindere.

Poi si arriva alla fase dei commenti e qui viene il bello. Chiunque scrive, crea. E chiunque crea, non è oggettivo. Essere commentati da altri autori ci mette nella condizione sia di ricevere elogi (e vedere le nostre giornate colorarsi di gioia e colori) sia di subire forti critiche (e allora ciao ciao alla serenità e via ai grugniti). A questo aggiungiamo che tutti ragioniamo in modo differente e che TUTTI ci esprimiamo con un livello diverso di tatto (non perché ci sia qualcuno che gode più di altri a essere duro, ma semplicemente perché siamo TUTTI diversi e l’impararlo e l’accettarlo è uno dei traguardi più importanti da porsi). Partecipare a un contest come Minuti Contati ci permette di capire, nel tempo, che abbiamo a che fare con una grande e incontrollabile variabile: gli altri. Faccio sempre un esempio ben specifico. Tutti noi, chi più chi meno, è partito facendosi leggere da mamma, papà, compagni, compagne, amici e via dicendo ed è difficile che in un contesto del genere ci vengano mosse delle critiche. Quindi affiniamo il nostro ego nel nostro piccolo stagno. Mettersi a confronto con altri autori che non hanno filtri sociali nel giudicare un nostro lavoro ci permette di entrare in uno specchio d’acqua più grande in cui non siamo il pesce più grosso (lo “strano” che scrive), ma in cui siamo uno dei tanti. Imparare a nuotare anche lì è fondamentale e non è ritraendosi dopo le primi critiche, tornando verso acque più sicure, che possiamo crescere. Le evoluzioni che ho notato negli autori che partecipano ai nostri contest (e non solo, allarghiamo il campo a tutti quelli che hanno caratteristiche fondanti simili, quindi a tutti quelli che prevedono il confronto)? Presto detto: chi non si ritrae, si rinforza, impara a mettersi in discussione, a migliorare il controllo sulle proprie idee, a intervenire sui propri testi per revisioni più accurate proprio ascoltando i pareri dei propri “colleghi”. E non è un caso che la quasi totalità di autori del progetto delle “STORIE VARIABILI” di Andrea Wise sia composto proprio da autori di Minuti Contati, reclutati dopo la STEAMPUNK EDITION tenuta nell’estate del 2016.

 

Un tempo anche tu sei stato un aspirante scrittore, ora come ti definiresti? Quali sono i tuoi progetti in campo letterario?

 

Quando potevo partecipare regolarmente a Minuti Contati scrivevo molto meglio di adesso, non sto scherzando. Sono uno cui ogni tanto piace scrivere, possibilmente quando ha la possibilità di confrontarsi con gli altri. Ho sempre cercato di evitare tutti i concorsi in cui c’è distanza tra me e la giuria, quelli dove invii e poi boh, qualche volta ti piazzi e altre no, senza sapere neppure perché. Non è che non li faccio, però credo di avere una media di uno ogni due anni, forse anche tre. So però che sono importanti per mettersi in mostra, quindi non è che consiglio di non farli, solo che per me hanno appeal quasi prossimo allo zero.

 

Senza ombra di dubbio, Lèzere e Minuti Contati condividono una mission: diffondere la scrittura. Ma ce n’è veramente bisogno? Una lamentela tutta italiana afferma che nel nostro paese ci siano più scrittori che lettori. Come ha avuto occasione di ribadire lo scrittore Walter Lazzarin, da noi intervistato e da voi ospitato come guest star, questa è un’esagerazione, ma qualcuno potrebbe a ragione affermare che gli scaffali delle librerie siano affollati da tanti scrittori ignoti, non di eccelsa qualità e dalla scarsa originalità. Qual è la tua opinione?

 

La mia opinione a riguardo è manifesta in ciò che faccio. Promuovo la scrittura, ma promuovo anche il confronto. Non dico che non lo si possa bypassare, il confronto, ma mettiamoci nei panni dei lettori (e non credo sia difficile, visto che lo siamo): perché dovrei leggere proprio te se non so chi sei? Magari sei dotato di un talento straordinario, ma se il tuo romanzo sta di fianco ad altri mille di altri mille autori il cui nome non mi dice nulla, allora che devo fare? Sono convinto che il nome dell’autore sia importante e sia da considerare un brand proprio come il suo “prodotto”. E il nome deve essere costruito, deve essere lavorato, deve attraversare un processo che gli permetta di mettersi in evidenza. Come? Una possibile risposta, che in assoluto ritengo la più corretta, è quella che passa dai risultati. C’è chi può obbiettare che no, la scrittura non è una gara ed è vero: è la vita a esserlo. Ci sono autori dalle capacità straordinarie e altri assolutamente ordinari, peccato che molti dei primi siano rinvenibili tra gli sconosciuti e tanti dei secondi si trovino nelle vetrine delle librerie di tutta Italia. A questo punto si potrebbe controbattere che se sono lì è perché vendono, ma se è vero che la domanda determina l’offerta è anche vero che è l’offerta a creare le necessità e quindi a definire la domanda. Non dico che gli autori debbano per forza sfidarsi, ma quello che voglio è che siano i migliori a emergere mentre quelli che ancora devono migliorare e affinarsi hanno il tempo e la libertà di farlo attraverso l’esercizio costante e il confronto diretto con quelli che sono un po’ più avanti in quello stesso percorso che a nessuno deve essere precluso e che si può attraversare solo con la costanza, la determinazione e l’umiltà, anche se si è dotati di un talento straordinario.

 

Perché, a tuo parere, per una persona è importante scrivere? Trovi che ci sia differenza tra scrivere per sé stessi e scrivere per un pubblico?

 

Per come lo vivo io da sempre, scrivere è importante per poter condividere. So che in molti la pensano diversamente ed è perfettamente comprensibile perché sono tanti coloro che dicono di trovare il proprio equilibrio nella scrittura e solo facendolo con costanza. Si torna sempre al punto: siamo tutti diversi e reagiamo, ognuno, a necessità complesse che si sono originate nel nostro periodo di crescita e socializzazione. Per me, l’importante è la condivisione, fare arrivare ad altri storie che mi piacciono, anche se non mie. È qualcosa che mi ha contraddistinto da sempre: da piccolo “obbligavo” chiunque mi capitasse sotto tiro ad ascoltare le cassette dei miei preziosi Cantastorie. Da un po’ più grandicello imponevo i film registrati nelle mie vhs. Poi i miei testi teatrali a TUTTI i miei amici. A seguire le sceneggiature, ma è andata male. Infine i racconti e poi chissà. Scrivo per me stesso proprio per poi arrivare al pubblico, ecco la mia risposta.

 

Sul sito di Minuti Contati vengono pubblicati tutti i migliori racconti che escono dai contest che mese per mese organizzate. Tra tutte le informazioni relative al racconto, vi è quella relativa al tempo necessario per la lettura: in genere meno di cinque minuti. È un tentativo di invitare alla lettura i vostri utenti?

 

Siamo partiti puntando a portare chiunque avesse uno smartphone a leggersi i racconti pubblicati sulla Vetrina del nostro sito, ecco che allora è fondamentale fornire un tempo di lettura in modo che chi si approcci possa trovare esattamente quello che gli serve nel momento e nel tempo che gli serve. E questo concetto sarà basilare anche nell’app che stiamo per fare uscire sullo store dei sistemi Android.

 

Domanda difficile: il vostro sito è visitato anche da persone che non scrivono con voi ma piuttosto interessate alla lettura dei vostri racconti?

 

Quello dipende dal lavoro che fanno gli autori che sono riusciti ad arrivare in Vetrina con i loro racconti. Noi lavoriamo molto su Facebook e la Vetrina deve proprio servire per “chiamare” alla lettura i curiosi che con un solo click dal post possono fiondarsi a scoprire il nuovo lavoro di quell’autore che conoscono personalmente o perché l’hanno notato attraverso le news che facciamo uscire regolarmente.

 

In che modo promuovete i racconti e gli autori che nascono all’interno del vostro progetto?

 

Diamo grande risalto, attraverso le news che cerchiamo di condividere il più possibile, ai risultati dei contest e lo facciamo per portare i lettori a cominciare a conoscere i nomi dei nostri autori dicendogli indirettamente: “Ehi, guarda che è in gamba! Ha vinto (o si è piazzato/a sul podio o è risultato/a tra i finalisti)!” L’idea è che chi voglia leggere i racconti pubblicati in Vetrina parta proprio da chi si è distinto maggiormente per poi allargare, in caso di soddisfazione di quanto letto, la ricerca.

Al momento portiamo in Vetrina, promuovendoli attraverso i nostri canali social, circa un terzo dei racconti che nascono nei nostri contest. Minuti Contati è il principale sia per la sua storia (siamo ormai a ridosso della CENTESIMA) che per la sua formula particolarmente intrigante. Ma oltre a MC abbiamo anche IL CAMALEONTE e LA SFIDA A…, entrambi a cadenza bimestrale. Infine il LABORATORIO. Ecco, per essere precisi, i racconti che escono fuori da LA SFIDA A… finiscono anche in ebook che stiamo distribuendo gratuitamente, in vista di ANTOLOGIE più ampie con protagonisti tutti gli altri racconti.

 

Chi si occupa di scrittura finisce sempre per preoccuparsi della lettura. In Italia si ha una grave carenza di lettori. Quali pensi che siano le più grandi cause di questa mancanza?

 

Beh, ora va tutto veloce e ci sono infinite possibilità di distrazione, dai videogiochi (ormai giunti a completa maturazione e pertanto assolutamente meritevoli) alle serie tv (e film) su piattaforme streaming come Netflix. Le possibilità di evadere ci sono e sono tante mentre il tempo libero è quello che è, quindi qualcosa resta fuori e la lettura, per la sua natura meno “visiva” e immediata, può risultare danneggiata. Questa è una possibile motivazione, ma ce ne sono anche moltissime altre, il problema è estremamente sfaccettato.

Per come la vedo, si dovrebbe trovare il modo per rendere il mondo letterario più immediato e presente partendo proprio dagli autori. Creare personaggi che, una volta conosciuti, portino alla lettura. Ma attenzione, sto parlando di scrittori capaci, non di personaggi dello spettacolo che prestano il proprio nome.

 

In che modo si potrebbe promuovere la lettura e come, in questo contesto, si potrebbe porre un progetto come quello di Minuti Contati?

 

Per come la vedo, si potrebbe cominciare dalla riduzione della distanza tra il lettore e lo scrittore. Come detto più sopra, è fondamentale la riconoscibilità del secondo.

Minuti Contati porta l’autore e i suoi testi migliori dritto nelle tasche dei potenziali lettori (nei loro smartphone) non chiedendogli letture complesse, ma di pochi minuti, il giusto tra una pausa e l’altra. Ma attenzione, non sto dicendo che la lettura deve essere solo il breve, ma che il breve dev’essere la chiave di volta per arrivare al lettore che poi potrà decidere di approfondire la conoscenza di quell’autore o di quell’autrice cercando i suoi romanzi.

 

Hai messo in evidenza la necessità che il lettore riconosca lo scrittore. Ma allo stesso tempo non trovi che quando uno scrittore genera la propria opera poi scompare, davanti all’interpretazione che il lettore dà allo scritto?

 

Certo, lo scrittore inserisce il proprio scritto all’interno di un circuito in cui non ha più alcun controllo ed è giusto così. Ti rimando alla lettura di un racconto di Ambra Stancampiano, presente in Vetrina, dal titolo IL PARADISO DEGLI SCRITTORI, credo che sia decisamente significativo sull’argomento. Però aggiungo che se decido di leggere qualcosa devo primariamente decidere cosa e se c’è un’informativa sugli autori tra cui scegliere basata sulla meritocrazia NELLA SCRITTURA e non su un nome che ci salta all’attenzione per chissà quali altri motivi, allora potrò indirizzarmi. Se poi, in base alla mia soggettività, mi piacerà, allora potrò reiterare l’esperienza e fidelizzarmi fino a quando non mi deluderà.

 

A.A.A. Filippo Puddu e Maurizio Bertino, rispettivamente intervistatore e intervistato, si sono incontrati anni fa nel giro dei contest di scrittura online. Così come tempo fa si scambiavano pareri, critiche e complimenti divisi da uno schermo del pc, allo stesso modo hanno realizzato questa intervista: facendo volare le mani sulla tastiera.

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