Coral – Carla Lucesoli

Coral

 

Guarda il tramonto scolorire pian piano i tetti, mentre torna a casa. La serata non si sarebbe dimostrata troppo fredda, probabilmente.

Chiude la porta mentre i tacchi risuonano sul pavimento. Nessuno che la attende, come al solito. Decide il colore della serata, arancione, come quel tramonto. Si osserva nel grande specchio del bagno, lucidato a dovere, e dopo un sospiro comincia.

Copre ogni imperfezione del volto con una crema che le schiarisce la pelle. Si dipinge sfumature più scure sulle sue labbra sottili, poi sceglie i colori dell’arancia per adornare gli occhi verdi. Ai lobi delle orecchie, che odia siano così grandi, appende degli orecchini di perle. Un regalo di Papino. Non è l’unico Papino che conosce, è così che chiama i suoi clienti più affezionati, è così che a loro piace farsi sussurrare sensualmente (o urlare con rabbia, a seconda del caso). A Papino piacciono anche i suoi capelli sciolti, per cui è così che li libera dallo chignon, una grande massa di chioma lucida e nera. Renderlo felice e soddisfatto di solito significa farlo stare abbastanza tranquillo da non alzare le mani.

Non le rimane molto tempo e lo sa, anche se certe cose vanno fatte con calma. Nuda, osserva la sua pelle pallida alla ricerca di qualche imperfezione che potrebbe dar problemi durante la serata. Si limita a coprire la cicatrice da coltello sulla pancia, un regalino di uno straniero qualche anno prima. Non può far molto per i segni dietro alla schiena, anche perché ci impiegherebbe troppo tempo. E poi a certi clienti piacciono. In un certo senso, gradisce averli addosso. Tengono uniti i ricordi. In effetti sono forse l’unico segno tangibile degli anni passati con Mammina. Lei l’ha accettata per quella che era senza troppe domande. Anni duri, certo, ma importanti. Le ha insegnato tutto ciò che sa fare. Come cambiare completamente aspetto. Come dar piacere agli uomini. Anni duri ma fondamentali. Non che sappia fare altro, ma lo sa fare bene, e per questo non può evitare di ringraziarla.

Della sua vera mammina non è che ricordi molto. La chiamava come un lui, ovviamente. Giocattoli da bambino. L’odore del sapone, forse, e gli occhi così simili ai suoi, in cui poteva specchiarsi. Forse anche qualche carezza, per compensare quelle mai avute da un papà che non ha mai conosciuto. Ma è tutto qui. Chissà, se fosse andata diversamente e avesse avuto ancora dei veri genitori… Chissà dove sarebbe ora… Chissà chi sarebbe ora…

Meglio lasciar stare. Del resto, deve controllare i peli. Se ricrescono non va bene per niente. Sono retaggi una virilità che ha del tutto rinnegato. Per fortuna ce ne sono pochissimi che può eliminare facilmente, sia sulle gambe che in zone più nascoste. Là l’unico problema è la pelle. I testicoli sono arrossati dopo un certo gioco che il Fratellone voleva assolutamente fare. Non crede che coprirli con la crema possa fare molto. Le dà anche fastidio toccarli. Decide di lasciar stare.

Sceglie un vestito di un verde scuro, color del bosco. La seta le accarezza le gambe nude e muscolose (troppo, troppo muscolose!) fin troppo gentilmente. Riempie il petto completamente liscio con una fascia imbottita. A molti piace giocarci e la cosa segretamente la diverte.

Da un cassetto impolverato tira fuori bracciali e collane, regali di altri Fratelloni o Cugini, non ricorda. Ma almeno sono in tinta con tutto il resto. A pensarci bene sono una grande famiglia di sconosciuti, che si riunisce ogni notte. E loro ovviamente pagano; il loro strano modo di dimostrarle affetto.

Si osserva un’ultima volta nel suo specchio, unico peccato di vanità che concede alla sua umile casa.

Dovrebbe essere pronta, adesso. Tra pochi minuti deve uscire. Ma prima, c’è un’ultima cosa che deve assolutamente fare. Dal cassetto rivela uno scompartimento segreto. L’unico gioiello che tiene lì è un anello. Un minuscolo anello di corallo. L’unico ornamento che Mammina (quella vera) le ha lasciato. Accidenti a lei. E’ troppo brutto e troppo prezioso per metterselo quando lavora, ma non lo usa per quello. Lo bacia tre volte, come ogni notte. Perché si dice che il corallo porti fortuna, per questo lo fa. Non che finora gliene abbia data poi molta, ma chissà che il domani non porti qualcosa di inaspettato. E poi, magari già un po’ ne ha avuta; poteva andarle molto peggio.

Battono sul legno vecchio della porta quattro volte di seguito, e poi altre due. Un codice segreto che conosce fin troppo bene, così come riconosce subito la mano forte e impaziente.

Rimette subito l’anello al suo posto e va ad aprire. Papino sorride mostrandole i denti gialli.

“Coral, amore mio!” esclama solamente e apre le lunghe braccia pelose. Lei si butta in un abbraccio che la accoglie con bramosia. Riesce a malapena a portarlo in casa e a chiudere la porta. Papino sussurra il suo nome come un mantra e appena riprende il fiato la bacia ovunque. Un nome che ha deciso da sola assieme ad una identità femminile. Il nome del corallo, un desiderio di fortuna inespresso. Il maschio che era un tempo non lo ricorda più. Mentre Papino la butta sul letto pensa che in ogni caso ora non ha alcuna importanza.

Lascia un commento