Erik Martinez – Laney

Laney

 

 

Il suo nome è Laney, ma solitamente viene chiamato in tanti altri modi, per il fatto che è solito presentarsi agli sconosciuti cambiando sempre il proprio “appellativo”.
Si tratta di un giovane uomo che ha sempre dimostrato il doppio dei suoi anni, alto e scuro di carnagione, possiede occhi pieni di dolore e mani dure come il legno.
Chi lo cerca sa che facilmente lo troverà coi gomiti appoggiati al bancone del bar e un bicchiere di buon rum barricato nella mano, probabilmente in preda a uno dei soliti soliloqui riguardanti cose che avrebbe potuto fare nella vita, in caso contrario beh, potrebbe trovarsi sul ciglio del campanile con un piede nel vuoto o forse in mezzo al bosco a cercare asparagi.

Diciamo che, a volte, è imprevedibile.

Si trova da poco nel villaggio ma già in molti sanno che Laney ci è capitato per cambiare aria e trovare compagni d’affari.

La vita era stata meschina con lui, più volte, ma non abbastanza da togliergli la sete e la voglia di mettersi in mostra.
Il misterioso uomo che vi sto raccontando ha poco da invidiare a ogni impavido viaggiatore, poiché il suo cuore è sempre stato selvaggio e di ogni luogo è stato un ammiratore.

Il suo ultimo desiderio per il compleanno fu quello di passare una notte in galera, più precisamente la notte di capodanno.
Diceva che aveva bisogno di riflettere, annotare i pensieri e decidere cosa fare del tempo che gli restava… diceva.
Oggi sembra più giù del solito, eccolo infatti seduto al bancone del bar sprovvisto del suo tumbler vuoto per metà. Il banconiere gli porge una domanda:
– Uè Sbrodangelo! Vuoi mica riempire il bicchiere di lacrime?
– No signor Barismo, purtroppo non me lo posso permettere.
– Dai sai che perculavo, che ti succede? Se posso chiedertelo eh! Sei qui da ore.
– Hai presente quando vorresti piangere come tutte le persone normali? Beh io non posso.
– Che diavolo vuol dire che non puoi?! 

Laney si alza dallo sgabello e prende Barismo per il bavero strappandogli una scoreggia di spavento dalle natiche e comincia successivamente a strattonarlo bofonchiando versi incomprensibili a denti stretti.

Il barista esclama:
– Aiuto!
E Laney, mentre smette di inveire: 
– Che succede?
– Come che succede? 

Ognuno dei due torna al proprio posto e il nostro uomo dalle mani di legno spiega al suo servitore che aveva prurito alle mani e si scusa per non averlo avvertito prima, continuando a parlare come se nulla fosse.
– Io non posso piangere perché ho una rara malattia oculare che ottura i condotti per la lacrimazione.
– Ah poverino! Potevi dirlo subito! Avvicinati, conosco una soluzione. 

Il cliente, apparentemente esterrefatto, dando retta a Barismo si avvicina e chiude i bottoni delle tasche della giacca per paura di essere derubato. Il barista si gira e va nel retrobottega, dopo qualche secondo torna con un pezzo di carta vetrata e lo butta per terra.

Mentre Laney lo osserva cadere viene preso per il bavero e strattonato a sua volta senza senso.

– Ora siamo pari!

– Eravamo pari anche prima, siamo in due!

– Hai ragione, Barismo, perdonami. Sai, ogni volta che sbaglio, insisto nell’errore, sono come uno stupido cosciente e anche se non sono solito sfidare la sorte, quando lo faccio, esagero veramente!

Sono convinto che a volte non ci sia tempo né spazio per pensare e che non ci sia modo di cambiare.

Laney aprì gli occhi e vide il suo volto riflesso in una pozzanghera, alzò la testa e si rese conto di essere solo, seduto sul marciapiede senza sapere da quanto tempo fosse lì, si alzò e vide che il bar era chiuso.

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