Libri per chi non ha tempo di leggere – 1948

“Io vorrei anche leggere, ma non ho mai tempo”: se questa frase vi rappresenta, avete tutta la mia comprensione. La vita è piena di impegni, il tempo libero è poco e magari in parte volete anche dedicarlo ad amici e famiglia. Chissà, forse c’è stato un tempo in cui leggevate libri da mille pagine come se niente fosse, ma adesso stentate a credere che sia successo davvero. Oppure siete sempre stati lettori occasionali, ma un po’ vi dispiace e vorreste rimediare.
Per tutti voi, ma anche per quelli che semplicemente non hanno voglia di portarsi il tomo di mille pagine in treno o in metropolitana, c’è una buona notizia: il mondo è pieno di libri allo stesso tempo brevi e interessanti. Tra questi, 1948.

 

Di cosa stiamo parlando: 1948 è un romanzo autobiografico dell’autore israeliano Yoram Kaniuk. La vicenda inizia nel 1947: Yoram è un ragazzino di buona famiglia che vive a Tel Aviv; suggestionato dall’incontro con alcuni profughi sopravvissuti alla Shoah, decide di unirsi al Palmach, organizzazione militare che lotta per la fondazione di uno stata ebraico in Palestina.
Lo Yoram che racconta è uno Yoram ormai ultraottantenne, a volte costretto ad ammettere incertezze e lacune nei suoi ricordi. A questo senso di confusione, si aggiunge il senso di confusione dello Yoram diciassettenne, soldato semplice in una guerra per cui si è arruolato d’istinto ma di cui non riesce a comprendere pienamente le dinamiche né avere una visione di insieme.
I personaggi sono per lo più ragazzi allo sbando, che cercano di sopravvivere in mezzo alle battaglie e alla sete, la trama un susseguirsi di ricordi a volte slegati; quello che ne esce è soprattutto un insieme di sensazioni, un senso generale dell’atmosfera in cui l’autore ha vissuto per più di un anno durante la sua adolescenza.
 
È il libro giusto per voi se: avete voglia di guardare eventi storici da una prospettiva personale, priva di ogni retorica o pretese di raccontare la Storia con la S maiuscola.
 
Probabilmente non fa per voi se: vi dà fastidio una narrazione non del tutto lineare e non sempre semplicissima da seguire. Altro aspetto che rende la lettura un po’ difficoltosa è che il testo appare pensato per un pubblico familiare con la cultura ebraica, e alcuni riferimenti possono apparire un po’ oscuri.
 
Conclusione: il romanzo vuole e riesce a essere una testimonianza, concentrandosi spesso sulla distanza tra la storia ufficiale o quella vista “dall’alto” e un vissuto personale da soldato semplice. Non è un capolavoro della letteratura e non vuole esserlo, ma è comunque un libro ben scritto che ha qualcosa da dire ai suoi lettori.

Viviana Tenga

 

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