Lèzere intervista Manuela Pintus – Parte Prima

Tra di noi, ragazzi sardi cresciuti in paese, ci ripetiamo sempre che casa è stupenda se non ci vivi, ma ci torni ogni tanto, così che puoi godere dei ricordi, degli odori e dei sapori conosciuti, delle coccole dei familiari, degli amici ritrovati, nel dolce far niente, lontani dalle ansie della vita e dalle difficoltà che nella nostra terra troveremmo, se fossimo costretti a restare. È triste, ma tutto questo si legge negli occhi di chi va e di chi resta. Nella felicità dei pochi giorni trascorsi nel Campidano, io e Giulia abbiamo voluto dare un taglio allo svago almeno per una sera, così abbiamo deciso di intervistare la sindaca Manuela Pintus, proprio là ad Arborea, dove il nostro progetto Lèzere ha visto per la prima volta la luce. Con Manuela abbiamo avuto il piacere di collaborare già in diverse occasioni, così abbiamo voluto approfondire il modo in cui un amministratore comunale si avvicina alla lettura e si adopera nella sua promozione.

All’incontro ha partecipato anche il vicesindaco Davide Rullo, presente con un piccolo intervento nella chiacchierata che segue.

 

Sindaco di Arborea da due anni e mezzo, ti sei insediata proprio quando noi facevamo partire il progetto Lèzere, una strana coincidenza. Chi è Manuela Pintus e in cosa consiste la battaglia del NO al Progetto Eleonora che ti ha visto tra i protagonisti?

 

Manuela Pintus è di base una biologa genetista. La storia della mia professione si intreccia con quella del No al Progetto Eleonora perché nel periodo in cui abbiamo appreso di questo progetto della Saras io mi occupavo, come precaria in un laboratorio di ricerca, di studiare dei microrganismi, dei batteri che degradano gli idrocarburi. Loro, al pari delle persone si nutrono. I batteri hanno delle capacità metaboliche straordinarie, si possono nutrire di qualsiasi cosa. Questi in particolare si nutrono di idrocarburi e gli utilizzano come fonte di carbonio ed energia per sopravvivere. Per cui nel mangiare gli idrocarburi gli eliminano dall’ambiente e risanano i terreni inquinati, l’acqua inquinata.

In quel periodo, Paolo Piras e questo simpaticissimo ragazzo che è Davide Rullo (il vicesindaco presente durante l’intervista ndr.) mi hanno contattata, insieme ad altri ragazzi, per spiegarmi che in paese la Saras di Moratti voleva realizzare un pozzo per estrarre idrocarburi a distanza di pochissimi metri dalle prime case, a ridosso di una zona protetta e in mezzo alle aziende di bovine da latte, quindi intercettando falde acquifere che vengono utilizzate per abbeverare le bovine, in mezzo ai campi di mais.

Io all’inizio non gli ho dato molto credito, dal momento che non li conoscevo benissimo. Per cui mi hanno mandato i documenti e in effetti è iniziata da lì: a casa tua vogliono fare esattamente quello che tu studi sui libri, in laboratorio, volendo inserire un’attività che non può essere inserita in contesti come quelli di Arborea, perché sicuramente provoca degli impatti ambientali, è molto pericoloso.

Così con questa notizia è iniziata un’esperienza che poi mi ha portato per puro caso a fare il sindaco, non ci avevo mai pensato. Fortunatamente la questione si è chiusa, ma poi si sono aperti mille portoni perché poi l’attività del sindaco ti stravolge la vita, dal momento che devi comunque occuparti di tantissime questioni diverse tra di loro per le quali nessuno ti ha mai formato. E quindi siamo qua adesso…

 

E infatti ora entriamo nel nostro campo. Nella tua vita e nelle tue battaglie, che ruolo ha avuto la lettura? Hai usato la lettura come veicolo di sensibilizzazione alle tematiche a te care?

 

Sì, l’ho fatto sicuramente in maniera inconsapevole. Anche se ho maturato, nel corso di questi due anni e mezzo, una convinzione: leggere e informarsi è uno strumento fondamentale per poter esercitare consapevolmente non solo il ruolo di amministratore ma anche la vita del semplice cittadino. Quando ci si forma da ricercatore, leggere, quindi studiare e stare sui testi, forse è la principale attività che si svolge durante la giornata, mentre quando passi dall’attività di ricercatore a quella del sindaco diventa quasi, non dico un privilegio perché non lo è, però passi da un testo all’altro e devi leggere molti testi diversi pur non avendo la capacità e la possibilità di approfondirli come servirebbe.

Utilizziamo sicuramente la lettura, anche adesso, come veicolo principale per formarci, fa parte di ogni azione della giornata.

Una cosa molta importante è che quello che ho fatto non solo io, ma anche Davide Rullo e sopratutto Paolo Piras, che all’epoca era uno studente di scienze della comunicazione, è cercare di trovare dei testi attinenti al problema della perforazione dei pozzi e dell’inquinamento ambientale, non dei testi a caso ma quanti fossero il risultato di ricerche attendibili, quindi fonti certe, così da spiegare alle persone quale poteva essere il pericolo. Sopratutto nei primi mesi, lo sforzo maggiore che abbiamo fatto è stato quello di convincere le persone che ciò di cui noi avevamo paura aveva un senso. Son passati sei anni, a riguardare i video dei primi mesi ci troviamo forse un po’ troppo pesanti, forse esagerati in alcune cose. Però sì, abbiamo cercato di veicolare dei testi presi da fonti attendibili per spiegare alle persone che quello di cui noi avevamo paura era fondato. Avevamo cercato principalmente pubblicazioni scientifiche, articoli di giornale e anche fonti video come telegiornali della CNN.

 

Sembra che tutto questo poi abbia avuto successo, almeno tra la popolazione di Arborea…

 

Sì, noi siamo stati, secondo me, fortunati a incontrarci, perché abbiamo comunque formazioni diverse. Siamo tenaci in modo diverso. Paolo è stato molto bravo nella comunicazione, ha delle caratteristiche diverse dalle nostre, lui è sicuramente più esperto di comunicazione, sapeva come utilizzare gli slogan, sapeva anche scrivere ai giornali, sistemava i testi insieme a Davide e io davo solo un’ultima lettura, dal momento che non sono brava a scrivere come loro. Sicuramente è stato fondamentale cercare di far leggere dei testi attendibili alle persone.

 

Quest’anno il comune di Arborea ha ottenuto il riconoscimento di Città che Legge, in risponda a un bando pubblicato dal Centro per il Libro e la Lettura e nato dalla collaborazione tra l’ANCI e il MiBACT. Cosa significa questo riconoscimento? Cosa ha fatto Arborea in più di altri comuni italiani?

 

Nell’elenco Città che Legge ci sono circa 400 comuni, considerando che i comuni italiani sono 7982, sicuramente avere questo riconoscimento ci fa molto piacere.

Cosa abbiamo fatto? Forse tornando un po’ al fatto che come comitato siamo stati fortunati a trovarci insieme con caratteristiche diverse, anche all’interno di questa comunità ci sono persone che si impegnano in maniera differente, perché hanno anche ruoli diversi, nella promozione della lettura. Abbiamo poi degli insegnanti attivi in quest’ambito, una su tutte Rita Consolo, che è una maestra elementare che aderisce alle iniziative del Centro per il Libro e la Lettura, ad esempio Libriamoci, poi fa anche altre attività indipendentemente da quello che propone il CEPELL. Poi abbiamo una biblioteca che è gestita da un’associazione di volontari che dà supporto alle attività di Rita.

Faccio queste distinzioni perché la possibilità di entrare in questo elenco era legata al dimostrare al CEPELL che noi siamo un comune che ha aderito alle sue attività, cioè Libriamoci, il Maggio dei Libri e Nati per Leggere. Rita aveva aderito a Libriamoci e la biblioteca le aveva dato supporto. Abbiamo una biblioteca di pubblica lettura che è questa comunale, abbiamo una Consulta Giovanile che ha promosso nel corso degli ultimi quattro anni un festival (Istòria, ndr.) all’interno del quale ha inserito la promozione di libri (in questo contesto è nato il progetto Lèzere, ndr.) e poi c’è una libreria, in realtà una cartolibreria, che è quella della Mucca Pazza che però è anche inserita al circuito Fastbook e Giunti. Queste erano le caratteristiche richieste dal CEPELL, che per questo motivo ci ha inserito nell’elenco.

Valeria, la ragazza della libreria la Mucca Pazza, è una lettrice appassionata e quindi sicuramente ha aderito a suddetti circuiti per questo motivo. Poi c’è chiaramente un’amministrazione comunale che anziché stare a guardare, quando hanno inviato queste comunicazioni, senza fare grandi proclami, mandandole tramite e-mail, vi ha prestato attenzione. Mi ricordo che il giorno in cui abbiamo risposto era l’ultimo disponibile, quello di chiusura degli uffici, c’era pochissimo tempo, forse una settimana. Era il giorno di uno dei nostri due patroni, Giovanni Bosco, eppure noi ci tenevamo e siamo venuti in comune nonostante la sua chiusura e abbiamo risposto al bando.

 

Che occasione si presenta ora che il comune è tra le Città che Leggono?

 

Quello che propone il Centro per il Libro e la Lettura è la possibilità di rispondere a dei bandi che sono realizzati solo per i comuni che rientrano all’interno dell’elenco. Quindi quando a luglio hanno bandito questo concorso abbiamo cercato di costruire sulla comunità, perché la finalità del bando è quella, un progetto che ci permettesse di dimostrare che ci crediamo e che siamo in grado anche di ideare delle attività che possano in qualche modo promuovere la lettura non solo trai i giovani o fra gli anziani, ma un progetto che è costruito su tutte le fasce di età della popolazione. Quello che chiede il CEPELL è di dimostrare che si cercherà di includere in queste attività di lettura anche le persone che hanno difficoltà, magari sono ipovedenti o non vedenti, e persone che hanno anche altre difficoltà nel leggere. Quindi rendere accessibile la lettura anche a persone che normalmente non riescono ad accedervi facilmente.

 

È piuttosto recente la tua partecipazione alla Giornata di Lettura nelle Scuole, attività dovuta al tuo essere sindaco di una Città che Legge. Come è stata questa esperienza, quali le reazioni degli alunni alla lettura?

 

Il CEPELL ha chiesto ai sindaci delle città che rientrano in questo elenco di farsi promotori in prima persona della lettura. E quindi di andare nelle scuole e leggere dei testi. Allora, io ero terrorizzata all’idea (ride, ndr.). Noi abbiamo tre scuole: la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, quindi la scuola materna, la scuola elementare e la scuola media. Non essendo una maestra né una professoressa non ho dimestichezza, poi non ho neanche bambini, quindi ero sopratutto terrorizzata dall’idea di leggere ai bambini delle scuole materne. Però, siccome normalmente sono molto collaborativi gli insegnanti e ci tengono molto a rendersi disponibili quando l’amministrazione o altri enti chiedono supporto, hanno scelto insieme a me i testi.

Così sono arrivata alla scuola dell’infanzia, che ha quattro classi. Abbiamo deciso di leggere un libro che si chiama Il Piccolo Seme e, sorprendentemente, i bambini sono rimasti entusiasti. Addirittura ieri, c’era la messa in cimitero, vedevo tutti questi bimbi piccoli che mi salutavano, riconoscendomi come il sindaco. È stata davvero una bella esperienza.

Per le scuole medie abbiamo scelto un testo probabilmente più difficile: La Costituzione Spiegata a Mia Figlia, dal momento che il primo gennaio del 2018 ricorre il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione italiana. Loro quest’anno studieranno anche quello, per cui le professoresse hanno deciso di parlare della Costituzione. Io, tra l’altro, avevo comprato lo scorso anno, alla Biblioteca del Senato, dei testi delle copie anastatiche della Costituzione che è stata firmata da De Nicola a fine del 1947, con l’idea di regalarla ai ragazzi, e non avevo ancora trovato occasione, così ho colto l’attimo e gli ho regalato una copia. In questo caso è stata un’esperienza più articolata, nonostante il testo fosse semplice dal momento che è un libro in cui un giudice parla a sua figlia della Costituzione, dell’importanza di conoscerla, di come difende i diritti di tutti noi ogni giorno, di come conoscere la Costituzione e sopratutto di come gli articoli fondamentali ci permettano di vivere consapevolmente la vita da cittadino. Dovendo gestire il tempo, in considerazione del fatto che due ore di lettura sarebbero potute essere troppo pesanti, seppur i ragazzi avessero il testo sotto gli occhi, abbiamo fatto delle pause giocando con le tempistiche del libro. Poi abbiamo visto un video di Benigni che commenta uno degli articoli. Inoltre è stato importante l’aiuto delle insegnanti, che di tanto in tanto cercavano di trovare dei collegamenti tra quello che dicevo e quello che loro stanno studiando adesso a scuola.

 

Per la seconda parte dell’intervista clicca QUI.

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