Lèzere intervista Manuela Pintus – Parte Seconda

Clicca QUI per la prima parte dell’intervista.

 

Pare ormai indubbio il tuo supporto alla lettura. Pensi che lottare per una comunità di lettori possa essere uno degli obbiettivi di un sindaco? Dal tuo punto di vista, cosa può fare un sindaco per la lettura? Ovviamente c’è differenza tra piccole e grandi realtà comunali…

 

Penso che la mia esperienza da amministratore che diventa sindaco dopo un’attività come quella del comitato insegni che è molto importante informarsi e per informarsi occorre leggere tanto. Sicuramente è una delle battaglie che devono combattere i sindaci. Non saprei fare il confronto con una grande città, siccome io non ho mai vissuto in una grande città se non a Firenze, per un breve periodo durante il mio dottorato, però ero completamente concentrata sugli studi universitari. Posso immaginare che una piccola città o un piccolo paese come il nostro possa, e il fatto che siamo riusciti a entrare nell’elenco del CEPELL ne è una dimostrazione, promuovere la lettura qualora riesca a creare delle sinergie tra persone che hanno delle caratteristiche diverse ma che riescono in qualche modo a raggiungere tutti i potenziali i lettori.

Un amministratore può fare comunque poco, perché ci sono pochissime risorse a disposizione. Tuttavia il nostro caso può essere interessante perché quando siamo stati eletti, a giugno del 2015, abbiamo avuto l’occasione di rispondere a un Bando Regionale: Legge 29. Questo bando permetteva di scrivere un progetto sulla ristrutturazione di un edificio storico di proprietà regionale. Il bando era costruito in maniera tale che si assegnasse un determinato punteggio anche all’idea. Arborea è un paese di fondazione e l’idea di creare questo paese è nata nel 1918, in seguito alla prima guerra mondiale. Fu firmato l’atto costitutivo della Società Bonifiche Sarde che poi si è occupata di bonificare il territorio. Per cui l’anno prossimo sarà un anno molto importante per noi.

Così abbiamo deciso di concentrarci su due immobili. Si è trattato di un progetto a cui ha lavorato molto il vicesindaco (Davide Rullo, ndr.), ovvero la ristrutturazione dell’ex silos. Noi abbiamo un Museo della Bonifica che è stato ristrutturato completamente e che ospita la storia della bonifica e dei reperti archeologici che speriamo di poter mostrare al pubblico nel corso del centenario del prossimo anno (stiamo aspettando l’autorizzazione del Ministero). Accanto al Museo c’è il silos, legato storicamente all’altro perché ospitava le granaglie che venivano poi trasportate al Museo della Bonifica che è un mulino ristrutturato. Abbiamo pensato di legare la ristrutturazione di questo silos alla realizzazione di un centro per il libro, dal momento che i locali che attualmente ospitano i libri della biblioteca comunale, circa 25mila volumi, non sono adatti. Si tratta di locali stretti, originariamente parte di due abitazioni (tra l’altro in una sono nata io). Sono locali riadattati, ma non adatti.

Abbiamo partecipato a questo bando presentando un progetto che nel dettaglio sa meglio spiegare il vicesindaco:

 

Davide Rullo: Il silos si sviluppa su tre livelli, la torre più alta raggiunge i trentatré metri, mentre il corpo si aggira su un’altezza di venticinque metri. Partendo dall’alto e procedendo verso il basso, abbiamo deciso di realizzare sopra la torre un open space, un punto svago dove si presume si possa realizzare un belvedere sulla terrazza e un piccolo punto di ristorazione. Abbiamo pensato ai caffè letterari come riferimento. Insomma un ambiente che ben si concilia con l’attività della lettura, per un momento di relax che puoi trovare in un luogo che ti permette di lasciare i problemi quotidiani alle spalle. E per arrivare fin lassù sei costretto a passare tra i libri della biblioteca, disposti al secondo livello, quindi il visitatore sente forte la presenza del libro e ne può venire influenzato.

Mentre per quanto riguarda il livello più basso, lascio di nuovo la parola a Manuela.

 

L’idea era quella di porre le basi per riportare ad Arborea l’archivio storico della SBS che era conservato malissimo, ci sono anche delle foto orribili sul sito della sovraintendenza, tanto che è stato requisito coattivamente dall’archivio di stato di Oristano che lo ospita e l’ha restaurato. Ci dispiace che la storia di Arborea e non solo, anche della piena del Terralbese, sia stata portata via. Quindi in qualche modo si voleva dedicare il piano terra del Silos ad accogliere questo archivio.

 

Torniamo a quello che può fare un amministratore, molto poco, se non cercare attraverso gli strumenti a disposizione di attrezzare spazi che possono essere quelli adatti alla lettura, o quelli che possono (come il suddetto spazio aperto) incuriosire e quindi portare lettori. Poi rispondere a bandi come quelli che ti inseriscono tra le città che leggono. Quindi fare da supporto a quelle realtà e persone che già si sono mosse prima di noi, come una Rita Consolo, i docenti, dare supporto quando qualcuno chiede di presentare dei libri. Purtroppo abbiamo veramente pochi strumenti a disposizione. Per esempio ora ci sono questi piccoli libri sulla mia scrivania, che ho acquistato ormai un anno fa per le scuole elementari e devo andare in questi giorni a regalarglieli. Sono libri che sto acquistando con fondi miei, perché non ci sono fondi da dedicare. Quelli che noi comunque abbiamo sono i fondi che possediamo anche grazie alla regione Sardegna. Questo l’ho imparato al Salone del Libro di Torino, al quale ci avevano invitato a maggio perché presentavano ufficialmente il progetto Città che Legge. Lì, il presidente del Centro per il Libro ha spiegato, insieme ad altre persone che l’hanno aiutato, in quali condizioni versa il paese, quanto si spende per la cultura, come è organizzata spesa pubblica. Hanno così fatto l’esempio della Sardegna che è l’unica regione che dedica dei fondi di bilancio regionale alle biblioteche comunali.

 

Cito un tuo recente post su Facebook: “Un paese che promuove la lettura è un paese che impara ad ascoltare e ad ascoltarsi.”

Puoi spiegarci la visione che c’è dietro questa frase?

 

Quella frase è stata scritta in relazione alla giornata nelle scuole, durante la quale una persona legge davanti a tutti. Normalmente, quando si affrontano delle letture pubbliche, vengono scelti dei temi che possono interessare. Secondo me, quando si sceglie un argomento da proporre a più persone, si va a scegliere un tema che possa interessare tutti. In realtà ci stiamo in qualche modo guardando dentro, cercando di capire cosa ci può interessare, ci stiamo quindi ascoltando in un primo momento, per poi andare ad ascoltarci nella fase dell’evento in cui si va a ragionare e commentare su quanto si è letto.

Penso che sia un tipo di lettura diversa questa collettiva, dal momento che non devi pensare esclusivamente a quello che interessa te, ma anche a quanto può incuriosire la platea a cui ti rivolgi.

 

In quanto sindaco dei tempi che corrono, fai un largo uso di Facebook, un mezzo che sicuramente ti permette di stare più vicina ai tuoi concittadini e comunicare più facilmente con loro. In un certo senso ti fai scrittrice, mentre loro sono i tuoi lettori, hai mai sentito il peso di questa responsabilità?

 

(Ride, ndr.) Sì, sì, lo sento molto e ho cambiato radicalmente anche il modo di esprimermi. Prima di diventare sindaco e di avere tutta questa visibilità legata al fatto che in quanto amministratore la gente ti legge, non dico che scrivessi ogni cosa mi passasse per la mente, ma sicuramente mi sentivo più libera. Adesso ho la responsabilità prima di tutto di informare correttamente le persone, quindi prima di scrivere qualsiasi cosa, anche se è un argomento che conosco, se mi viene qualche dubbio devo ricontrollare e approfondire un attimo sui testi, da questo punto di vista si diventa anche un po’ paranoici dal momento che vi è la responsabilità di dare informazioni corrette. Poi, una cosa alla quale faccio molta attenzione, e penso che lo debbano fare tutti gli amministratori o chi ha ruoli importanti, non solo pubblici, come il parroco, un consigliere regionale, è quella di cercare di esprimersi in maniera gentile. C’è un concetto molto bello che a volte riprendo e che ho sentito per la prima volta da Emiliano Deiana, il sindaco di Bortigiadas, una persona che stimo molto, ma che è anche il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Regione Sardegna. Lui parla di comunità gentili, che sono comunità che si prendono comunque in carico le difficoltà delle persone più deboli, quelle che poi stanno ai margini o che si trovano, purtroppo, in condizioni di difficoltà. Ne ha parlato la prima volta quando abbiamo partecipato all’inaugurazione del Canguro Verde, un progetto del Centro Antiviolenza di Nuoro, dedicato ai bambini figli di donne vittime di violenza. Per ritornare a quel concetto, io l’ho usato quando abbiamo inaugurato qualche giorno fa il primo parcheggio rosa del paese, per spiegare alle persone in maniera delicata che siccome il parcheggio rosa non è un qualcosa che se non lo rispetti ti posso mettere la multa, è piuttosto un gesto di attenzione per le donne che sono in attesa o che comunque hanno dei bambini piccoli. Quindi sarebbe bene lasciargli un posto libero, magari vicino al supermercato, perché hanno maggiori difficoltà rispetto alle altre persone. Quindi un amministratore, sopratutto in tempi come questi dove stiamo vivendo rigurgiti di razzismo, fascismo, ecc. deve stare attento a magari condannare certi gesti, promuovendone di virtuosi, con un linguaggio che trasmetta serenità e gentilezza alle persone.

Un altro esempio. Noi abbiamo dei ragazzi che non si stavano comportando bene, sono piccoli e probabilmente delle prime classi delle superiori. Avevano preso l’abitudine di consumare le pizze d’asporto lasciando il cartone per strada. Normalmente il comportamento degli amministratori è quello di attaccare denunciandone pubblicamente l’inciviltà. Per me questo è sbagliato, dal momento che cercare di denunciare un gesto in questo modo finisce per creare molta distanza con la persona che invece deve capire che non lo deve fare, non perché tu lo stai sgridando o perché gli stai mettendo una multa, ma perché semplicemente sono spazi di tutti e crei disagio a ogni persona, come non lo fai a casa tua non lo devi fare nemmeno per strada. Così abbiamo trovato il modo di farglielo capire tramite un post su Facebook, invitando a una maggiore attenzione per evitare un disagio al paese. Avevo chiesto di condividere il post che finì per avere una larga condivisione. Il risultato massimo è stato raggiunto, dal momento i ragazzi hanno iniziato a buttare i cartoni ben ripiegati nei cestini, come avrebbero dovuto fare dal principio.

Quindi è evidente, faccio largo uso di Facebook, che è uno strumento che gli amministratori stanno utilizzando tanto, dal momento che è immediato. Ti trovi in una vetrina dove riesci a dare informazioni subito. Devi comunque stare attento e, quando passi da semplice cittadino a ruolo di amministratore, dovresti prestare molta attenzione a quello che scrivi e al tono con il quale lo scrivi.

 

Nonostante viviamo in un paese di non lettori, sembra comunque che la comunicazione scritta e quindi la lettura, tramite i social network, acquistino valore e abbiano anche un largo raggio di impatto. Passiamo allora all’ultima domanda, a cui in parte hai già risposto: qual è il tuo punto di vista e opinione sulla comunicazione di oggi e sul mondo/vita parallela rappresentata da Internet?

 

Sicuramente utile, ma forse ha peggiorato un po’ alcuni aspetti della vita delle persone. Questo non lo dico io, lo si legge spesso sugli articoli che commentano la vita sui social. Ci sono alcune persone che ne fanno un uso smodato, si trasformano quasi in giudici, accusatori, utilizzando linguaggi molto forti, in alcuni casi, e incitano alla violenza, al razzismo. Alcuni hanno deciso che Facebook è l’unico mezzo per denunciare qualcosa che non va bene, e quindi da questo punto di vista, per esempio, rende le persone più pigre nell’utilizzare un telefono per, magari, chiamare chi di dovere. Posso fare l’esempio di un comune, quando un cittadino trova una buca per strada, fa una foto e la pubblica come atto di accusa su Facebook, denuncia che qualcosa non va magari con un linguaggio molto forte che non ammette repliche. Eppure basterebbe alzare la cornetta, spiegare il problema all’ufficio preposto, chiedendo di prendere un appunto e cercare di inserire la sistemazione della della buca nella programmazione che si fa normalmente.

Poi è anche vero che ci sono degli aspetti di tipo diverso. Capita che si conosce una persona che sotto certi aspetti è in un modo, mentre su Facebook si presenta in un’altra maniera, questo sia in positivo che in negativo. Alle volte può essere anche una maschera l’utilizzo del social, perché dipende da chi lo utilizza e dal modo in cui lo vuole utilizzare. Si può essere sinceri, persone che vogliono semplicemente condividere, si può abusarne… Siamo forse la prima generazione che si trova a fare i conti con uno strumento così potente.

Mi è capitato di discutere sul futuro, su come vedremo questo strumento. D’altro canto prima non avevamo i telefonini, che abbiamo imparato a usare dalla fine degli anni ’90 e che ora ci hanno cambiato la vita.

 

Arborea, giovedì 2 novembre 2017

Manuela Pintus

Filippo Puddu

Davide Rullo

Giulia Rizzo

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